TRATTAMENTI IN USO PER ELIMINARE IL PERICOLO DELLA PRESENZA DI VIRUS, BATTERI, SEDIMENTI, FANGHI, MATERIALI ORGANICI PRESENTI NEI SISTEMI DI PRODUZIONE, STOCCAGGIO E DISTRIBUZIONE DELL’ACQUA CALDA SANITARIA NEGLI EDIFICI.

Premessa

Legionella

La legionella è un batterio in genere presente nelle tubazioni che provengono dalla rete esterna di alimentazione dell’acqua fredda potabile, ma, una volta entrati nei sistemi di produzione, stoccaggio, e distribuzione dell’acqua calda sanitaria degli edifici trovano a determinate condizioni, un “habitat” favorevole per la loro proliferazione provocando una infezione molto seria “la legionellosi”.

Tra i vari microbi presenti nell’acqua calda, fino da oggi, sono state individuate più di 40 specie diverse di “legionella” e il numero risulta essere in costante crescita grazie anche alla maggiore conoscenza e notifica della presenza di questo batterio nelle sue varie forme.

Come si contrae la “legionellosi”:

Respirando acqua contaminata diffusa in aerosol, cioè in in goccioline finissime, da 1 a 5 micron.

La malattia non si contrae bevendo acqua contaminata e neppure per trasmissione tra uomo e uomo.

Come prolifica il batterio:

Termometro

La sola presenza di batteri non costituisce pericolo per le persone, in genere sono presenti nell’acqua fredda potabile della rete cittadina in dosi limitate, che non nuociono alla salute dell’uomo.

I batteri diventano pericolosi quando la loro concentrazione aumenta in forma esponenziale specie all’interno del sistema dell’acqua calda sanitaria per i seguenti motivi:

  1. Per valori di temperatura dell’acqua compresi tra i 25°C a 42°C, con la massima crescita dei batteri intorno ai 37°C. Nel seguito avremo modo di segnalare la “Sanificazione termica” del sistema ottenuta con valori di temperatura dell’acqua tra i 55°C e 60°C entro i quali i batteri muoiono dopo una esposizione di circa 30 minuti.. Fig. 1
  2. Per la presenza di ossigeno libero nell’acqua insieme ad elementi nutritivi di vario genere.
  3. Per la tipologia degli apparecchi terminali per l’erogazione dell’acqua calda che dispongono di nebulizzatori e rompi getto che generano micro gocce da 1 a 5 micron.

Normativa

In Italia è il D.Lgs. 81/2008 Titolo X, capo I, che riguarda attività e luoghi di lavoro esposti ad agenti biologici, inoltre esiste la Linea guida “Prevenzione e controllo della legionellosi in Lombardia” Allegato 1, al Decreto N° 1751 del 24.02.2009 Regione Lombardia, Direzione Generale Sanità.

Il documento “Linee guida per la prevenzione ed il controllo della Legionellosi” del 7.05.2015, integra tutte le indicazioni riportate nelle precedenti linee guida nazionali. Tale indicazioni sono state inoltre aggiornate alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, con l’ausilio dell’Istituto Superiore di Sanità e di enti istituzionali esperti del settore.

METODI DI PREVENZIONE E CONTROLLO DELLA CONTAMINAZIONE DEL SISTEMA IDRICO DELL’ACQUA CALDA SANITARIA

Nel seguito riportiamo una rassegna dei metodi attualmente più utilizzati che possono essere adottati singolarmente o in combinazione, sulla base della valutazione del singolo impianto, a cura della azienda incaricata per la gestione e manutenzione degli impianti.

Sistemi meccanici:

  • Disincrostazione e rimozione del biofilm.
  • Prevenzione della corrosione.
  • Rimozione dei rami morti e dei terminali ciechi (senza utilizzo)

Sistemi fisici:

  • Filtrazione meccanica
  • Autoflussaggio periodico
  • Trattamenti termici
  • Irraggiamento UV

Sistemi chimici:

  • Clorazione
  • Disinfezione con ClO2
  • Ionizzazione
  • Impiego di altri disinfettanti

Sulla base dell’esperienza acquisita nella gestione degli impianti, proponiamo le seguenti soluzioni operative miste, che raggruppano quanto di meglio disponibile:

  1. Disincrostazione e rimozione del biofilm
  2. Filtrazione meccanica
  3. Autoflussaggio periodico
  4. Inserimento di valvola miscelatrice automatica “Antilegionella”.
  5. Trattamento termico per la sanificazione
  1. Disincrostazione e rimozione del biofilm, entro il quale la legionella trova riparo, la sua eliminazione non è possibile fintanto che il biofilm non viene eliminato attraverso un processo di disincrostazione e pulizia delle tubazioni e delle apparecchiature.
  2. Filtrazione meccanica dell’acqua fredda al’ingresso del sistema di preparazione dell’acqua calda sanitaria, con una filtrazione minima di 1-50 micron.
  3. Autoflussaggio settimanale con scarico dell’acqua dal serbatoio di accumulo, dai punti bassi del sistema e/o attraverso l’apertura dei rubinetti terminali specie negli spogliatoi delle palestre e dei centri sportivi.
  4. Inserimento di valvola miscelatrice automatica “Antilegionella, da interfacciare con il generatore di calore, da predisporre per eseguire la “sanificazione termica” del sistema durante le ore notturne.
  5. Trattamento termico per la sanificazione del sistema

Il punto di forza di questo trattamento sta nel fatto che esso possa esercitare una completa azione battericida senza alcuna aggiunta di prodotti chimici e senza aver bisogno, come nel caso dei raggi UV, di sistemi integrativi.

L’azione si basa sul fatto che le temperature elevate causano la morte dei batteri in generale e della “legionella” in particolare.

Il diagramma (Fig.1) riportato a pag.2 della relazione, indica i tempi di sopravvivenza della “legionella” al variare della temperatura dell’acqua.

Il diagramma, derivato da uno studio scientifico di J.M. Hodgson e di B.J. Casey è ormai assunto, a livello internazionale, come sicuro punto di riferimento per la disinfezione termica della “legionella” e di fatto ha sostituito i vecchi valori di riferimento, decisamente meno attendibili scientificamente e maggiormente approssimativi.

In sostanza il diagramma ci assicura che, se l’acqua è mantenuta sopra i 50 °C, non c’è alcun pericolo che si sviluppi la “legionella”, anzi la sua eliminazione avviene nel giro di alcune ore.

Riguardo al “Regolamento sul risparmio energetico” D.P.R 412/93 che fissa a 48°C+5°C di tolleranza la temperatura massima dell’acqua di rete, si può rilevare che un limitato aumento di tale temperatura (55°C-60°C) non comporta gravi inconvenienti, specie se gli impianti sono già previsti per eseguire ciclicamente la sanificazione termica di tutto il sistema.

Le dispersioni termiche non aumentano in modo significativo rispetto ai valori nominali delle temperature, inoltre tali temperature sono facilmente regolabili dall’utilizzatore attraverso l’uso dei miscelatori terminali.

5a) “Shock termico” da applicarsi nel caso di grave contaminazione dell’impianto o dopo un periodo di inattività del sistema a causa di pandemia infettiva Covid-19.

I batteri di legionella iniziano a morire a temperature superiori a 55°C, quindi possono essere eliminati con il trattamento termico del sistema di preparazione, stoccaggio, distribuzione dell’acqua calda sanitaria.

Tale trattamento prevede di portare la temperatura dell’acqua nel serbatoio di stoccaggio a temperatura di 65°C, la stessa acqua viene fatta circolare a mezzo della apposita pompa di ricircolo nelle tubazioni principali (montanti) e nella tubazioni di ricircolo, restano escluse dal trattamento i tratti di tubazioni che vanno dal montante principale fino agli apparecchi sanitari installati nei bagni delle abitazioni.

Lo “Shock Termico” prevede di elevare la temperatura dell’acqua a 70 – 80°C continuamente per 1-3 giorni e far scorrere l’acqua quotidianamente attraverso i rubinetti per un tempo di 30 min./cad.

In alcuni casi si procede a svuotare preventivamente il serbatoio di accumulo dell’acqua calda per pulire e togliere i depositi ivi presenti effettuando la decontaminizzazione con cloro (100 mg/lt per 12-14 ore).

E’ importante verificare che durante la procedura, la temperatura dell’acqua nei punti distanti raggiunga e mantenga i 60°C.

Alla fine della procedura si devono effettuare dei prelievi d’acqua e dei sedimenti nei punti distanti e procedere ad un controllo batteriologico.

In caso di risultato sfavorevole, la procedura deve essere ripetuta fino al raggiungimento della decontaminazione documentata.

Serie 6000 legiomix
Trattamento termico

Vantaggi:

  • Il principale vantaggio è relativo ai tempi brevi per la risoluzione di uno stato di emergenza e pericolo.
  • E’ una soluzione di disinfezione che può essere attuata nell’immediato e non richiede particolari attrezzature se non quelle già presenti nell’impiantistica standard nei sistemi di produzione, stoccaggio, distribuzione dell’acqua calda sanitaria (ACS).
  • I parametri di funzionamento (temperature), e la durata del ciclo di trattamento sono programmabili a distanza a mezzo della “telegestione” con possibilità di registrare tutti i dati della procedura.
  • aturalmente al termine della 1° fase di trattamento a “Shock Termico”, deve far seguito “La disinfezione termica conservativa” da eseguire ogni giorno durante le ore notturne in cui il sistema generalmente non è utilizzato.
  • Il sistema esclude l’inserimento in continuo di sostanze chimiche che possono nuocere all’uomo e alla conservazione delle parti metalliche che costituiscono l’insieme del sistema.
  • Il costo del trattamento termico è nettamente inferiore al costo con inserimento di reagenti chimici, infatti spesso necessitano di almeno 2 prodotti e di centraline di dosaggio e misurazione che richiedono una continua manutenzione e controllo dei reagenti presenti nei circuiti.

Svantaggi:

  • Nel caso di impianti esistenti privi di valvola automatica a tre vie di regolazione comandata da un regolatore digitale completo di servomotore e di sonda di temperatura sulla mandata dell’acqua calda all’impianto, si richiede di eseguire un intervento adatto per sopperire a tale esigenza.
  • Gli impianti realizzati in epoche più recenti sono generalmente provvisti di tale dispositivo.

5b) “Disinfezione termica conservativa” da eseguirsi giornalmente o settimanalmente nelle ore notturne con funzione “Antilegionella”

Con la presenza della valvola automatica a tre vie e del regolatore digitale delle temperature, è possibile avere due temperature diverse, ossia: la temperatura di accumulo dell’acqua nel serbatoio a 60°C fissa e costante nel tempo e la temperatura di erogazione alla rete di distribuzione a 48°C nei periodi normali di funzionamento.

In base alle temperature ottenute in regime normale, la “legionella” non può svilupparsi nel serbatoio di accumulo, ma soltanto nelle reti di distribuzione e di ricircolo.

La “disinfezione termica” delle reti di distribuzione deve avvenire attraverso l’ausilio di un ciclo di disinfezione termica da eseguire per 30 minuti durante il periodo notturno (es. dalle 3,00 alle 3,30).

L’operazione notturna avviene sempre con l’ausilio della valvola automatica a tre vie e del regolatore digitale che modifica il valore della temperatura dell’acqua all’ingresso della rete di distribuzione da 48°C a 60°C per un tempo di funzionamento pre-fissato, normalmente di 30 min. sufficiente per uccidere i batteri.

Anche nel caso di apertura del rubinetto terminale di una utenza, trattasi generalmente di un miscelatore, che permette di regolare la temperatura dell’acqua al valore desiderato.

Schema disinfezione termica

5c) Analisi chimico-fisico dell’acqua fredda potabile e dell’acqua calda sanitaria (ACS)

Gli amministratori e i responsabile delle attività svolte negli edifici, devono far eseguire da laboratorio qualificato, almeno una volta all’anno, le analisi delle acque consumata nell’edificio sulla base di quanto previsto dalla tabella “A” Allegato II D.Lgs 31/2001
In particolare, le linee guida emanate dalla Direzione generale Sanità” Decreto N° 1751 del 24.02.2009, prescrive che si deve effettuare un campionamento dell’acqua per la ricerca della legionella, in un numero di siti che siano rappresentativi di tutto l’impianto idrico e comunque non inferiore a sei, ossia:

Rete acqua fredda potabile :

  • Serbatoio di accumulo (autoclave) o ingresso dalla rete stradale.
  • Il punto più distante dal serbatoio.

Rete acqua calda sanitaria:

  • Dalla valvola di scarico del serbatoio di accumulo acqua calda sanitaria.
  • Dalla tubazione di ricircolo dell’acqua calda sanitaria nella centrale termica
  • Da almeno 2 utenze di erogazione lontani di erogazione doccia e rubinetto miscelatore.